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Bentornati, amici di Storytime, con la nostra nuova storia.

Allora, raccontaci un po’: la tua professione è caratterizzata da un percorso sicuramente trasversale, dal project management allo sviluppo web fino alla scrittura. Ma quando hai iniziato a usare l’intelligenza artificiale nel tuo lavoro e, ad oggi, in quali attività è diventata una valida alleata?

Sì, ho iniziato quasi tre anni fa, quando è uscito il primo ChatGPT, che sembrava davvero un miracolo. Scrivevi, capiva il contesto e ti dava risposte sensate. Da lì c’è stato il primo impatto e l’ho usato soprattutto nella scrittura, perché avevo iniziato il romanzo e lo usavo come correttore intelligente dei capitoli. Poi, negli anni, data la mia attività di programmatrice web, l’ho usata sempre di più: inizialmente per tradurre testi. Se avessimo fatto l’intervista più di due mesi fa, era quasi un altro pianeta, perché adesso sono arrivati questi strumenti chiamati agenti di intelligenza artificiale, che sono autonomi. Sono in grado di aprire file, modificarli, salvarli: quindi non è più solo una chat dove scrivo e ottengo risposte da inserire altrove, ma è diventata un supporto attivo, capace di creare e realizzare cose. L’evoluzione è davvero incredibile.

Dopo l’integrazione dell’AI nelle tue attività giornaliere, hai osservato risultati significativi che hanno cambiato il tuo modo di lavorare?

Sì, è cambiato tantissimo. A livello lavorativo, io lavoro per un sito internet molto importante: alcuni progetti prima richiedevano mesi di lavorazione, adesso siamo arrivati a una settimana o a pochi giorni. Quindi, da quel punto di vista, è cambiato davvero tutto. E tra l’altro facciamo anche meno errori, quindi ci sono meno test da fare. Nella vita di tutti i giorni, invece, ho un abbonamento separato a pagamento e lo uso sia come supporto alla scrittura, sia per il blog: mi aiuta a fare riassunti e a migliorare alcune parti. Per il blog, spesso registro mentre faccio camminate e prima dovevo riguardare tutto tantissimo; adesso, dal registrato, ottengo un testo sensato e corretto. Quindi lo uso quasi tutti i giorni.

La tua professione unisce competenze tecniche e sensibilità narrativa: l’intelligenza artificiale è più un supporto creativo o uno strumento operativo?

Parto dallo strumento operativo. Come dicevo prima, questi agenti sono in grado di realizzare documenti e fare modifiche. Per esempio, l’ho usata per realizzare tutta la campagna social di presentazione del mio romanzo: parliamo di circa 280 post su 12 social network. Una persona da sola, senza questi aiuti automatizzati, non avrebbe mai potuto nemmeno scrivere tutte le bozze o trovare keyword e hashtag in tempi utili. Sulla parte creativa, invece, la sto usando in parallelo mentre sto già scrivendo il seguito del romanzo. È un aiuto valido, perché a volte mi frena quando alcune cose sono troppo romanzate, oppure mi supporta con descrizioni che mi risparmiano settimane di ricerca. Così vado più al sodo. E ogni tanto tira fuori qualche chicca che mi accende la lampadina creativa, che poi sviluppo a modo mio. In questo momento, se tu sai già fare quell’attività, che sia scrivere, programmare o disegnare, l’AI ti velocizza tantissimo e ti aumenta la qualità. Se invece non hai competenze, ti produce qualcosa di decente, ma spesso piuttosto banale.

Senti, in termini di efficienza e qualità dei progetti, possiamo affermare che l’integrazione dell’AI nel tuo lavoro si è rivelata strategica?

Sì, come accennavo, stiamo velocizzando tutto e quindi si riescono a fare più cose e meglio. È un aiuto validissimo e credo che, adesso che ci siamo abituati, non riusciremo a tornare indietro.

E considerando il tuo impegno nella divulgazione sull’identità di genere, quali sono secondo te le sfide etiche più importanti legate all’AI, soprattutto per quanto riguarda rappresentazioni e bias?

Questo in realtà è un grande problema, perché queste intelligenze sono state addestrate raccogliendo testi da internet. Il punto è che, su molti temi, manca contenuto di qualità oppure prevalgono stereotipi. Quindi queste intelligenze rispondono con ciò che hanno appreso e non trattano sempre correttamente certi argomenti. Nel mio blog, una delle difficoltà recenti è stata farlo indicizzare da Google: ci sono riuscita e adesso sto cercando di fare in modo che anche i bot di ricerca automatica delle AI riescano a leggerlo, così nel mio piccolo posso contribuire ad addestrarle e fornire informazioni più veritiere e meno stereotipate.

Senti, parliamo anche un po’ del tuo romanzo, dal titolo Il prezzo del cambiamento: Nera Jones Investigazioni. In questo racconto emergono temi di identità e trasformazione, ma c’è anche un legame diretto o simbolico con il mondo in cui viviamo oggi, tra cambiamento tecnologico e intelligenza artificiale?

Sì, lo scopo del romanzo è stato in parte raccontarmi, ma soprattutto raccontare Nera e il tema dell’identità di genere sia l’uso della tecnologia. La mia investigatrice è una figura ad altissima tecnologia: non ha un ufficio vero, la trovi solo tramite passaparola, QR code e inviti particolari; si fa pagare in criptovalute, come Bitcoin. Quindi c’è questo lato molto tecnologico, e utilizza anche hacker per agevolare le sue ricerche, che a loro volta usano molte intelligenze artificiali. Però, come quando vai in montagna e il telefono non funziona più, non hai sempre la tecnologia a disposizione. Quindi nel corso dell’indagine avrà momenti di crisi in cui non potrà fare affidamento sulla tecnologia. Ed è un po’ il rischio che stiamo correndo tutti, abituandoci così tanto a questi strumenti.

Volevo aggiungere una cosa veloce: sul sito di Nera Jones trovate tutte le informazioni sul romanzo, l’estratto, dove comprarlo e soprattutto un video trailer che sembra fatto a Hollywood, realizzato totalmente con l’intelligenza artificiale, compreso il parlato e ciò che viene detto. La cosa peculiare, oltre alla qualità, è che è stato estratto automaticamente dai testi del romanzo, e lo stesso vale per la rappresentazione dei personaggi.

Grazie mille per averci aperto il tuo mondo.

Grazie a voi, e Nera Jones vi aspetta in libreria e sul suo sito www.nerajones.com.

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