Nera Jones lavora al computer

Scrivere un romanzo è un po’ come condurre un’indagine: la scena del crimine conta.
C’è chi pretende una stanza privata, silenziosa, con la porta chiusa e la luce da manuale. Io, che passo la vita a varcare soglie e curiosare in stanze altrui, so che il luogo è un alleato, non un altare.

La mia scrivania di lavoro? Ordinata, funzionale, odorosa di scadenze e fascicoli. Perfetta per un verbale, letale per la fantasia. Così faccio un “mini spostamento strategico”: mi trasferisco in cucina. La luce è più morbida, il frigorifero ronza, e la storia comincia a respirare.

Quando invece serve ossigeno vero, scendo in strada con tablet e tastiera: bar diversi per bozze diverse. Il jazz di sottofondo porta il noir; il chiasso regala dialoghi veloci; la biblioteca affina le descrizioni. Non è magia, è ambiente. Il luogo scrive con te.

Sì, origlio. Con discrezione: non rubo vite, colleziono gesti, timbri di voce, posture. Un’occhiata, e so già come far camminare un personaggio.

Al bar butto giù tutto di getto, senza limare. La chirurgia narrativa la faccio in studio, dove sistemo punteggiatura e concordanze. Riscrivere un testo vivo è un piacere; rianimare un testo morto è un’autopsia.

Uso anche strumenti digitali – sì, pure quelli che avete in mente – ma con regole precise. Non lascio a un algoritmo il compito di invitare per me, ma è un ottimo aiuto, come un compagno di investigazione.

Altra tecnica: passeggiate con dettatura vocale. Parlo da sola tra gli alberi, il telefono trascrive, e a casa ho già pagine grezze pronte per il bisturi.

Il mio metodo è semplice: cattura rapida ovunque – cucina, bar, parco – e rifinitura in studio. Due cartelle: “Note” (caos) e “Romanzo” (ordine). La distinzione salva dal perfezionismo assassino.

Regola d’oro: non serve scrivere ogni giorno, serve tornare. Anche dopo un’indagine che ti ha lasciata senza forze.

E voi? Qual è il vostro “luogo del delitto” quando scrivete? Bar, treno, panchina? Raccontatemelo: magari il prossimo capitolo nascerà proprio lì.

Riepilogo semplificato

Scrivere per me è come indagare: il luogo conta e influenza il tono della storia. Evito la scrivania “da ufficio” e mi sposto in cucina o in bar diversi, lasciando che suoni e atmosfere guidino la prosa. Origlio con discrezione, raccogliendo gesti e voci per dare vita ai personaggi. La bozza la faccio ovunque, la rifinitura in studio, con regole precise e strumenti digitali usati con criterio. Non serve scrivere ogni giorno, ma tornare sempre al testo, anche dopo le indagini più estenuanti.

#

Comments are closed